Alberi gocciolanti dopo la pioggia, rade foglie gialle appese, tronchi neri, tappeto di foglie arancioni cadute, nuvoloni grigi scuri incombenti, raggi di sole che saettano tra gli alberi, sprazzi di cielo azzurro, umidità trasformata in nebbiolina soffice e cangiante. Questo è l'autunno di oggi.
giovedì 29 ottobre 2015
martedì 27 ottobre 2015
domenica 25 ottobre 2015
Il passato fagocitato
Percorrere l'intero lido di Jesolo è come attraversare in macchina la Germania: non finisce mai. Ho letto su vikipedia che è lungo 15 km. Per i pisani è come tre volte la distanza tra Marina di Pisa e Tirrenia. E la spiaggia è tutta (tutta!) circondata da 4-5 file di alberghi paralleli al mare.
Un capo di questa lunga passeggiata è segnato dal faro. E prima del faro c'era una volta una zona libera da alberghi, con tanto verde e un singolo isolato ristorantino ("Al faro" era il suo nome) dove per due estati alla fine del liceo ho lavorato come cameriere per raccogliere un po' di soldi per aiutare i miei. Ieri pomeriggio ho cercato quel ristorante ma non esiste più. Tutta l'area, compresa la strada che portava al faro, è diventata un enorme campeggio che ha fagocitato il mio passato. Mi rimane solo una foto dell'interno del ristorante di molti anni fa. Era molto caratteristico. Qui si riconosce una barca (dentro la sala del ristorante) che era usata per la preparazione delle insalate.
Ho cercato senza successo altri luoghi topici legati al mio passato. Un esempio è la villetta senza televisione dove risiedavamo con i miei nel luglio del '69. Ricordo che ci fermammo lungo la strada in un bar dotato di televisione per vedere le immagini di Armstrong che scendeva sulla luna. Mi rendo conto adesso che quell'avvenimento fu per me molto importante, uno spartiacque, ben più significativo dell'attacco alle torri gemelle del settembre 2001.
Non ho ritrovato il ristorante Al Faro, però la mia memoria olfattiva è stata sollecitata da un profumo che non sentivo più da tantissimo tempo. Nel bed & breakfast dove ho alloggiato la biancheria odorava del profumo del sapone che si usava nei treni delle Ferrovie dello Stato nel '77. E c'è chi afferma che gli umani stanno perdendo il senso dell'olfatto!
La parte di Venezia che ancora sopporto è la Giudecca, dalle Zitelle al Molino Stucky, e ancora più in là fino a Sacca Fisola. Non è ancora invasa dai turisti, è calma, tranquilla e si sente ancora parlare veneziano. L'Harris Bar è però gia arrivato qui con i suoi prezzi folli: baccalà mantecato con la polenta 48 euro.
Attraversare piazza S. Marco con la Venice Marathon ricorda il sabato di Lucca Comics. Non decidi tu dove andare, ma la folla!
La mostra delle foto delle Grandi Navi di Gianni Berengo Gardin è bella (anche se una riproduzione a maggior dimensione delle foto avrebbe reso MOLTO di più), ma ancora più bello è il negozio Olivetti in piazza San Marco che le ospita. Progettato da Scarpa è semplicemente perfetto.
Percorrere l'intero lido di Jesolo è come attraversare in macchina la Germania: non finisce mai. Ho letto su vikipedia che è lungo 15 km. Per i pisani è come tre volte la distanza tra Marina di Pisa e Tirrenia. E la spiaggia è tutta (tutta!) circondata da 4-5 file di alberghi paralleli al mare.
Un capo di questa lunga passeggiata è segnato dal faro. E prima del faro c'era una volta una zona libera da alberghi, con tanto verde e un singolo isolato ristorantino ("Al faro" era il suo nome) dove per due estati alla fine del liceo ho lavorato come cameriere per raccogliere un po' di soldi per aiutare i miei. Ieri pomeriggio ho cercato quel ristorante ma non esiste più. Tutta l'area, compresa la strada che portava al faro, è diventata un enorme campeggio che ha fagocitato il mio passato. Mi rimane solo una foto dell'interno del ristorante di molti anni fa. Era molto caratteristico. Qui si riconosce una barca (dentro la sala del ristorante) che era usata per la preparazione delle insalate.
Ho cercato senza successo altri luoghi topici legati al mio passato. Un esempio è la villetta senza televisione dove risiedavamo con i miei nel luglio del '69. Ricordo che ci fermammo lungo la strada in un bar dotato di televisione per vedere le immagini di Armstrong che scendeva sulla luna. Mi rendo conto adesso che quell'avvenimento fu per me molto importante, uno spartiacque, ben più significativo dell'attacco alle torri gemelle del settembre 2001.
Non ho ritrovato il ristorante Al Faro, però la mia memoria olfattiva è stata sollecitata da un profumo che non sentivo più da tantissimo tempo. Nel bed & breakfast dove ho alloggiato la biancheria odorava del profumo del sapone che si usava nei treni delle Ferrovie dello Stato nel '77. E c'è chi afferma che gli umani stanno perdendo il senso dell'olfatto!
La parte di Venezia che ancora sopporto è la Giudecca, dalle Zitelle al Molino Stucky, e ancora più in là fino a Sacca Fisola. Non è ancora invasa dai turisti, è calma, tranquilla e si sente ancora parlare veneziano. L'Harris Bar è però gia arrivato qui con i suoi prezzi folli: baccalà mantecato con la polenta 48 euro.
Attraversare piazza S. Marco con la Venice Marathon ricorda il sabato di Lucca Comics. Non decidi tu dove andare, ma la folla!
La mostra delle foto delle Grandi Navi di Gianni Berengo Gardin è bella (anche se una riproduzione a maggior dimensione delle foto avrebbe reso MOLTO di più), ma ancora più bello è il negozio Olivetti in piazza San Marco che le ospita. Progettato da Scarpa è semplicemente perfetto.
venerdì 23 ottobre 2015
Hello
Il mondo si può sempre dividere in due parti: A e NON-A.
Ad es. ci sono quelli che aprezzano Adele (e quelli no).
Per i primi qui sotto c'è un nuovo brano della nostra beniamina.
Hello, it's me, I was wondering
If after all these years you'd like to meet to go over everything
They say that time's supposed to heal, yeah
But I ain't done much healing
Hello, can you hear me?
I'm in California dreaming about who we used to be
When we were younger and free
I've forgotten how it felt before the world fell at our feet
There's such a difference between us
And a million miles
Hello from the other side
I must've called a thousand times
To tell you I'm sorry, for everything that I've done
But when I call you never seem to be home
Hello from the outside
At least I can say that I've tried
To tell you I'm sorry, for breaking your heart
But it don't matter, it clearly doesn't tear you apart anymore
Hello, how are you?
It's so typical of me to talk about myself, I'm sorry
I hope that you're well
Did you ever make it out of that town where nothing ever happened?
It's no secret
That the both of us are running out of time
So hello from the other side
I must've called a thousand times
To tell you I'm sorry, for everything that I've done
But when I call you never seem to be home
Hello from the outside
At least I can say that I've tried
To tell you I'm sorry, for breaking your heart
But it don't matter, it clearly doesn't tear you apart anymore
Ooh, anymore
Ooh, anymore
Ooh, anymore
Anymore...
Hello from the other side
I must've called a thousand times
To tell you I'm sorry, for everything that I've done
But when I call you never seem to be home
Hello from the outside
At least I can say that I've tried
To tell you I'm sorry, for breaking your heart
But it don't matter, it clearly doesn't tear you apart anymore
Il mondo si può sempre dividere in due parti: A e NON-A.
Ad es. ci sono quelli che aprezzano Adele (e quelli no).
Per i primi qui sotto c'è un nuovo brano della nostra beniamina.
Hello, it's me, I was wondering
If after all these years you'd like to meet to go over everything
They say that time's supposed to heal, yeah
But I ain't done much healing
Hello, can you hear me?
I'm in California dreaming about who we used to be
When we were younger and free
I've forgotten how it felt before the world fell at our feet
There's such a difference between us
And a million miles
Hello from the other side
I must've called a thousand times
To tell you I'm sorry, for everything that I've done
But when I call you never seem to be home
Hello from the outside
At least I can say that I've tried
To tell you I'm sorry, for breaking your heart
But it don't matter, it clearly doesn't tear you apart anymore
Hello, how are you?
It's so typical of me to talk about myself, I'm sorry
I hope that you're well
Did you ever make it out of that town where nothing ever happened?
It's no secret
That the both of us are running out of time
So hello from the other side
I must've called a thousand times
To tell you I'm sorry, for everything that I've done
But when I call you never seem to be home
Hello from the outside
At least I can say that I've tried
To tell you I'm sorry, for breaking your heart
But it don't matter, it clearly doesn't tear you apart anymore
Ooh, anymore
Ooh, anymore
Ooh, anymore
Anymore...
Hello from the other side
I must've called a thousand times
To tell you I'm sorry, for everything that I've done
But when I call you never seem to be home
Hello from the outside
At least I can say that I've tried
To tell you I'm sorry, for breaking your heart
But it don't matter, it clearly doesn't tear you apart anymore
lunedì 19 ottobre 2015
On the way
“It’s incredible how people find the strength needed to flee from war and violence, to get on a rickety boat or walk endlessly with their small children and then attempt to make a new life in another country,” Lorenzo Mattotti, the artist behind this week’s cover, “On the Way,” says. “It’s the epic story of our times,” he continues. “Nowadays, the Mediterranean Sea is too often a cemetery. To risk one’s life on a boat—that’s mad, but there’re also fantastic stories of people helping others. It’s always emotionally wrenching—I can’t believe what people are capable of, good or bad. In Europe, there’s no consensus on the response to refugees; it’s an enormous problem, and it affects all of us. It’s the story of our times.”
sabato 17 ottobre 2015
Utoya (un Rolex tatuato sulla schiena)
È il 22 luglio 2011, siamo in Norvegia. Anders Behring Breivik, ‘il mostro’, scatena l’inferno. Otto morti con un’autobomba a Oslo, un diversivo e poi il vero obiettivo: 69 ragazzi laburisti uccisi uno a uno nell’isola di Utøya, il ‘paradiso nordico’ sede storica dei campeggi estivi dei socialisti di tutto il mondo.
Avevo rimosso quei fatti. Perché? Leggevo il libro di Mariani e mi chiedevo come fosse stato possibile che avessi dimenticato una strage tanto grave avvenuta nel cuore di un'Europa in teoria in pace, in teoria unita. Avevo l'impressione che tutto fosse avvenuto molti anni fa e invece era il 2011, l'altro ieri, insomma. Perché avevo dimenticato?
Serena Sinigaglia
Ieri sera al Magnolfi di Prato sono stato tra i primi ad entrare in una piccola e deliziosa sala che sembrava un café-chantant di due secoli fa. Era una chicca. E il proscenio era magico con quei ceppi avvolti da una nebbia nordica. Insomma tutto mi ha predisposto favorevolmente ad uno spettacolo che è senz'altro stato tra i migliori a cui abbia ultimamente assistito. I due bravi attori del Teatro Ringhiera di Milano interpretavano tre diverse coppie nei giorni precedenti e seguenti a quelli della strage di Utøya.
Mi è capitato nei giorni scorsi di accennare a qualche mio amico che sarei andato a vedere uno spettacolo su Utoya e tutti mi gaurdavano con aria interrogativa domandandosi tra sè e sè di cosa mai stessi parlando. E la stessa aria stranita avevano gli attori ieri sera quando interpretavano la reazione dei norvegesi ad una strage islamica sul loro suolo nordico lontano anni-luce dal resto del mondo. Ma non era un attacco terrorstico di "altri". No!
Ma lo spettacolo non è politico, bensì molto intimo. Parla di noi e di come reagiamo a ciò di inaspettato e crudele e malvagio che ci può capitare. Ci sono personaggi odiosi (sicuramente due dei tre uomini) e ci sono donne più realiste e vere (con meno "castelli razionali" in testa e più attaccate alla vita).
È stato un bellissimo spettacolo che consiglio assolutamente ai miei 5 manzoniani lettori di andare a vedere prima del 25 ottobre (ultimo giorno di recita). Ne vale sicuramente la pena.
Il "norvegese" che apre e chiude lo spettacolo mi ha ricordato con affetto una coppia di amiche e il loro "norvegese".
martedì 13 ottobre 2015
Una tomba per le lucciole
I prossimi 10 e 11 novembre esce nei cinema italiani. Io l'ho già visto sul PC qualche anno fa (il film di Isao Takahata è del 1988 come Il mio vicino Totoro di Hayao Miyazaki) ma sicuramente andrò a rivederlo. Entrambi i film sono dello Studio Ghibli e può essere interessante una loro disamina fatta da Gualterio Cannarsi nel 2013 a Lucca Comics. Potete ascoltarla qui sotto. È veramente molto interessante scoprire le differenze tra i due registi. Ma è anche particolarmente interessante quanto si dice al minutaggio 03:45.
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