domenica 4 dicembre 2016

Appunti sparsi di un week-end nel nord-est

Ho trascorso un lungo week-end, da venerdì a domenica, tra Treviso (per incontrare una amica, visitare mia mamma e vedere una mostra sull'impressionismo) e Villa Manin di Passariano (per vedere un'altra mostra).

È stato un fine-settimana ricco e ho memorizzato le mie sensazioni in una app del telefonino. Le ho ricopiate qui sotto con pochissimo editing aggiuntivo. 

Terme Euganee (autostrada)

Autostrada chiusa per incidente.
Tutti sulla viabilità normale ultra-intasata.
Ritardo di 1 ora e ½

Treviso (amica mia)

Buon profumo, ma non glielo ho detto.
Orso liceale ascolta e non giudica. Ma temo non sia più così.
Adesso esigente nella ricerca degli altri.
Lei dipinge la compagna ideale,
non per vivere insieme bensì per condividere momenti ed esperienze.
Non si accorge che dipinge se stessa.
Orso desidera ricominciare da capo, ma cosa significa?
Imprinting mostre: Fregio di Beethoven e Siqueiros.
Ripenso a film condivisi: Thelma & Louise (soggetto, musica, attrici).
Acceso dibattito su referendum.
Orso sbotta a gran voce, in mezzo alla pizzeria, che Scalfari si è rincoglionito.
Instabilità politica.

Treviso (mostra dell'impressionismo)
 
Coppia arrivata da Genova prima della fila alle 09:00 del mattino.
Orso in seconda posizione.
Introduzione di Marco Goldin ricorda positivamente prof pisana:
prolissi, colorati, piacevoli da leggere con note personali.
"La giovane donna a letto" di Rembrandt non è per niente giovane.
Non vi azzardate a lasciare il cappotto in guardaroba:
nelle sale della mostra c'è un aria condizionta tremenda che neanche a Cuba durante Batista...
Nella prima sala degli impressionisti solo ritratti:
quello che colpisce di più è il Clown dipinto da un giovane Renoir.
Nella sala dedicata ai Sillabari di Parise 3 quadri del 2016 di Matteo Massagrande:
Il più bello "Sotto nubi grigie, rosa e caffellatte" perché ricorda le case della Toscana in riva al mare, un po' diroccate e... molto Tobino.
Matteo Casagrande è padovano del 1959.
Greggi con le cuffie si muovono nei corridoi della mostra guidati dai cani pastori con il microfono.
Sembra di essere in un videogioco dove bisogna evitare i pacman.
Molto bella la donna ritratta da Henri Fantin-Latour in "Ritratto di Eva Callimachi-Catargi".
"I bracconieri bretoni" di Evariste Vital Luminais, a piedi nudi con il setter e un fiorellino giallo acceso che spicca come un fiammifero acceso nella notte di una poesia di Prevert.
Bello per me un piccolo quadro: "Temporale in arrivo" di Eugene Boudin:
si sente l'elettricità dell'aria.
"La casa dell'artista a Argenteuil" di Claude Monet ricorda un casale toscano:
la fantasmagoria dei colori e dei fiori; i vasi brillanti che ricordano le porcellane cinesi.
I mitici inconfondibili cieli e nuvole di Vincent nei "Cipressi con due figure".
Cezanne: "Nella pittura ci sono due cose: l'occhio e il cervello.
Ed entrambe devono aiutarsi tra di loro."
L'onda du Courbet e quella di Hokusai, ma anche la grande onda di Un mercoledì da leoni: Associazione di idee.
Bella la fotografia "La grande onda" di Gustave Le Gray ottenuta nel 1857 dalla giustapposizione fotomontaggio di due foto: il mare e il cielo.
"Ville d'Avray. Ingresso del bosco" di Jean-Baptiste Camille Corot ricorda la stradina d'ingresso alla Lecciona nella macchia mediterranea.
"La casa di Piette a Monfacault" di Pissarro mi recorda le cartoline natalizie dell'Unicef. Sono cattivo?
Bello invece il "Cantiere a Saint Mammès" di Alfred Sisley.
Monet e i vari quadri sul "disgelo" e le "lastre di ghiaccio galleggiante sulla Senna".
Momet :"La complessità del vedere non si può esaurire in un'unica istantanea"
Ultimo quadro della mostra: "Salice piangente" di Monet del 1918.
Viaggio nell'anima ma anche pozzanghera rossa incredibile da sembrare vera.
Eccezionale anche il corridoio centrale che fa parte della pinacoteca permanente di Treviso.
Tra gli altri ricordo solo l'"Adorazione dei magi" di Girolamo da Treviso il giovane (1497-1544).
E c'è anche un Lotto con un "Ritratto del monaco Domenicano Marcantonio Luciani" (del 1525) che non so perché mi fa ricordare Umberto Eco.
E un Guardi: "L'isola di San Giorgio dal bacino".
Essenziale la audio guida anche se costosa.
Pronuncia francese perfetta.
4 ore in totale per visitare tutta la mostra.
Poi un'altra ora per le opere (una per anno dal 1946 al 2000) da Guttuso a Vedova a Schifano.
La luna e i suoi imitatori. Gastone Novelli 1966.
La stanza vuota. Gianfranco Ferroni 1975.
Le Jardin à tâtons. Leonardo Cremonini. 1977.
E per finire la Chiesa di Santa Caterina con degli affreschi (Gentile da Fabbriano e collaboratori 1410) con dei colori rosso intenso e vivido che sembra dipinto ieri. Notevolissimo il pavimento intarsiato reso nell'affresco.
E poi le storie di S. Orsola con le invasioni degli Unni (di Tomaso da Modena 1358, strada vicino a mia casa natale) con una bella rappresentazione della città di Colonia.

Treviso (pranzo con gli archi di luce)

Faretti creano archi di luce sul muro con mattoni a vista del locale dove pranzo.
Altro avventore ribadisce, ma forse è tutto merito del Prosecco.
Titolare ride sotto i baffi e ci offre altro prosecco per continuare la discussione su Marco Goldin, su Toscana, su architetti e su luce e ombre (ma secondo me lui con ombre intende qualcosa d'altro).
Penso che amica svizzera sorriderebbe delle coincidenze

Treviso (mamma e zia)

Dalla mamma ho incontrato la zia.
Mi ha ripetuto le stesse identiche considerazioni di ieri sera della mia amica.
Ripenso una altra volta che amica svizzera sorriderebbe delle coincidenze.

Treviso (Sully)

Anche se ha sostenuto Trump non potevo mancare ultimo film di Clint Eastwood.

Treviso (cena)

Anche se per telefono mi avevano detto che non c'era posto ho provato ad andarci di persona e sono riuscito a mangiare all'Antico Portico.
Schie con la polentina bianca morbida da fine del mondo.

Passariano di Codroipo (mostra di Mattotti)

Hansel e Gretel proposta da The New Yorker in un nero e bianco agghiacciante.
Riuscitissima l'interpretazione degli scritti di Freud.
Quanto ieri la mostra dell'Impressionismo era piena quanto questa di Mattotti è deserta.
Valgono entrambe, ma almeno questa si può godere con calma e attenzione.
Cani di razza aggrediscono clochard.
Mi è piaciuto anche molto la sua rivisitazione di "A hard rain's a-gonna fall" di Bob Dylan.
Un bel coraggio a mettere in mostra se stesso e i suoi pensieri neri nascosti in "Oltremai".
Bello il documentario su Mattotti (¾ d'ora).
Mi è piaciuto e mi son riconosciuto nella sua definizione d'amore.
Sguardi carezze di giorni passati nel letto. Quando ti accade non lo capisci.
Col passare degli anni te ne rendi conto. E Mattotti è poi riuscito a metterlo in disegno.
"Stanze" su carta nepalese.

Lonca di Passariano (pranzo in agriturismo)

Questa volta sono finalmente riuscito ad andarci.
Si mangia benissimo.
Prosciutto crudo dolce non ha rivali.

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