mercoledì 7 aprile 2010

martedì 6 aprile 2010

La combriccola




Chi mi conosce sa che sono un tipo abbastanza tranquillo e pianificatore che difficilmente si districa bene nelle emergenze dove bisogna cambiare velocemente obiettivi gestendo il contingente. Ad esempio già da ieri avevo pianificato di andare questa sera a vedermi Nord all'Arsenale. Ne avevo accennato oggi pomeriggio ad una mia conoscente gatta tabagista su FaceBook. A casa stasera mi stavo appunto preparando per uscire e andare a cena al Numero11 e poi al cinema quando leggo un commento di un'amica della tabagista che sostanzialmente sconsiglia la visione ("Fa abbastanza pena di far sghignazzare....... e dovrebbe essere un film drammatico!" le sue testuali parole). Esco lo stesso per andare a cena e frattanto cambio programma: andrò a vedere Sul mare al Lumiere. A cena incontro Cecilia (che aveva saltato nuoto perché la piscina era chiusa) e le dico del mio cambiamento di programma. È lei questa volta che mi sconsiglia assolutamente di vedere quest'ultimo film. Lei lo ha visto e le ha fatto schifo (a parte le scene di Ventotene, ma quelle è meglio vederle dal vero). Mi dice che narra la storia di un bel ragazzo che ha tutto dalla vita e che si innamora di una tipa strana per cui perde la testa. Concordiamo che non è il film da vedere. Lei suggerisce caldamente un altro film che invece ha visto qualche giorno fa e che ha trovato bellissimo. Mi convince quindi di andare a vedere Io sono l'amore al Lanteri. Consultiamo insieme il Tirreno per vedere a che ora c'è e scopriamo che oggi il Lanteri è chiuso. Sconsolato dico a Cecilia che stasera non è proprio giornata per il cinema e che me ne tornerò a casa per finire di leggere il libro che sto leggendo in questi giorni (Second hand di Michael Zadoorian) quando butto una ultima occhiata al Tirreno per vedere quali altri film ci siano in programmazione. E proprio l'ultimo film che leggo tra le varie locandine è  Il piccolo Nicolas e i suoi genitori di cui avevo letto, proprio oggi pomeriggio, una stupenda critica di ZiaCassie sul suo blog. Corro così all'Odeon a vedermi il film pensando fra me e me se stavolta io e ZiaCassie saremmo stati d'accordo nel giudicare un film (in passato avevamo avuto idee decisamente opposte su alcuni film, su uno in particolare: a Serious man dei fratelli Coen). ZiaCassie ne ha parlato in un modo entusiasta e quindi sono partito un po' prevenuto nel senso che ho mentalmente alzato di molto l'asticella aspettandomi , e volendo vedere, un film importante. E alla fine ho visto un bel film, che mi ha fatto veramente divertire e che, soprattutto, mi ha fatto pensare, scena dopo scena, ad un gruppo scatenato di bimbi di cui leggevo da bambino le avventure sul Corriere dei Piccoli sul finire degli anni '60 e all'inizio dei '70. Sto parlando della Combriccola (in originale la Ribambelle) su disegni di Roba. Questa cosa, che ZiaCassie non aveva notato nella sua critica, è così evidente per chi ama i fumetti degli anni '60 della scuola franco-belga da risultare fin troppo evidente e decisamente sfacciata. La combriccola di Roba è composta da bambini di diverse classi sociali (il ricco e il povero), c'è quello con la Rolls-Royce guidata dal maggiordomo, c'è il campo in cui si riuniscono, con la staccionata con l'asse che si sposta e in cui si entra solo con la parola d'ordine, c'è la corriera arruginita nel campo, ci sono insieme quasi tutte le scene topiche del film che ho visto stasera. Insomma è stato un tuffo nel passato e di quando da piccolo mi appassionavo e fantasticavo sulle storie della Combriccola. Devo quindi ringraziare ZiaCassie per la sua critica e l'insieme di coincidenze che mi hanno fatto saltare gli altri 3 film che volevo vedere.



Ah... a proposito... stasera per addormentarmi invece di continuare il libro di Zadoorian mi sa che mi gusterò uno dei sei albi della Ribambelle che ho nella mia libreria fumettistica... forse proprio questo qui sotto... Buona notte!

lunedì 5 aprile 2010

tanka


Se qui adesso
ripenso al percorso
della mia passione
somigliavo a un cieco
senza paura del buio



(Akiko Yosano)

domenica 4 aprile 2010

Mareggiate





La grande mareggiata da sud estate 1962

Dei tempi passati ricordo un vento che soffiava attraverso i canions,
era un vento caldo chiamato sant'ana che portava con se il profumo di terre tropicali;
aumentava d'intensità prima del tramonto e spezzava il promontorio.
Io e i miei amici spesso dormivamo in macchina sulla spiaggia
e il rumore del mare ci svegliava e così all'alba sapevamo già che sarebbe stata per noi una grande giornata.

La grande mareggiata da ovest autunno 1965

Le estati passavano rapidamente,
spesso non lasciavano traccia;
forse ricordo meglio gli autunni e le altre stagioni.
Allora l'acqua diventava fredda,
era l'epoca delle ultime mareggiate che segnavano il cambio di stagione
ed era il momento che, spesso, ci trovava soli.

La grande mareggiata da nord inverno 1968

Quell'inverno le onde furono fredde, irruenti, pericolose;
fu una burrasca poderosa che spazzò la costa nel cuore dell'inverno.
Noi saltavamo le lezioni per andare a Dark Point ad assistere al frangersi di quelle montagne d'acqua;
dal largo veniva un vento teso che polverizzava la cresta delle onde,
era una distesa immensa di spuma e in acqua si sentiva il morso del freddo.
Ma ora tutto sembrava appartenere al passato.
Il cambiamento non era nella spiaggia, nel vento, nelle onde.
Il cambiamento era nelle persone,
qualcuno si era sposato,
altri si erano trasferiti nell'interno,
altri hanno iniziato altre attività.
Qualcuno era morto.

La gigantesca mareggiata della primavera del 1974

Da dove verrà il vento?
Dicono che sia il respiro di dio.
Chi dà veramente forma alle nuvole?
Cos'è che causa questo gigantesco perturbamento di masse d'acqua?
Dove ha origine?
Questo era il gran giorno, l'avevamo aspettato tanto.





I più bravi capiranno la relazione tra questa canzone di Cat Stevens
e il film che tanto mi piace.

My Lady d'Arbanville, why do you sleep so still?
I'll wake you tomorrow
and you will be my fill, yes, you will be my fill.

My Lady d'Arbanville why does it grieve me so?
But your heart seems so silent.
Why do you breathe so low, why do you breathe so low,

My Lady d'Arbanville why do you sleep so still?
I'll wake you tomorrow
and you will be my fill, yes, you will be my fill.

My Lady d'Arbanville, you look so cold tonight.
Your lips feel like winter,
your skin has turned to white, your skin has turned to white.

My Lady d'Arbanville, why do you sleep so still?
I'll wake you tomorrow
and you will be my fill, yes, you will be my fill.

La la la la la....

My Lady d'Arbanville why does it grieve me so?
But your heart seems so silent.
Why do you breathe so low, why do you breathe so low,

I loved you my lady, though in your grave you lie,
I'll always be with you
This rose will never die, this rose will never die.

I loved you my lady, though in your grave you lie,
I'll always be with you
This rose will never die, this rose will never die.

 

sabato 3 aprile 2010

La sepoltura dei morti




Il mese di aprile tra tutti è crudele,
sui morti fiorisce il lillà.
L'inverno ha sepolto la loro memoria,
lasciando soltanto pietà,

e adesso una vita è una faccia ingiallita
è solo una fotografia,
la morte non vale nemmeno il giornale
che leggi e che poi butti via.

In mezzo al biliardo tre morti ammazzati:
tu segna otto punti per te,
continui a parlare di cronaca nera
che leggi bevendo il caffè.

«Nel '64 era tutto più bello,
ma quello era l'anno del boom,
Guidavo nel vento la nostra '600
E i morti restavano giù».

In mezzo alla gente che sfila al mattino,
sotto l'insegna del tram
ho riconosciuto un nostro vicino
che gioca a biliardo nel bar.

«Quel corpo che tiene sepolto in giardino
di fiori ne dà o non ne dà?
Tenga lontano il suo cagnolino:
se scava lo ritroverà.»


(Stormy Six, 1975)

venerdì 2 aprile 2010

Non mi uccise la morte










Il 22 ottobre del 2009, con la morte improvvisa di Stefano Cucchi, è cambiata la storia. Prima che venissero rese pubbliche le fotografie del cadavere del trentunenne romano c'erano soltanto le immagini dei campi di concentramento nazisti a urlare «se questo è un uomo!» contro chi aveva costretto delle persone a finire, ormai ridotte a scheletri, in cataste ammucchiate davanti a forni crematori o malamente nascoste in fosse comuni.
...
Stefano Cucchi, 2009
Chehari Behari Diouf, 2009
Giuseppe Torrisi, 2008
Manuel Eliantonio, 2008
Gabriele Sandri, 2007
Aldo Bianzino, 2007
Giuseppe Casu, 2006
Riccardo Rasman, 2006
Federico Aldrovandi, 2005
...



Luca Moretti, Toni Bruno
Non mi uccise la morte
Castelvecchi Editore
ISBN: 978-88-7615-408-9
I edizione Aprile 2010
€ 12,00

giovedì 1 aprile 2010

Un uomo solo è sempre in buona compagnia





I soli sono individui strani
con il gusto di sentirsi soli fuori dagli schemi
non si sa bene cosa sono
forse ribelli forse disertori
nella follia di oggi i soli sono i nuovi pionieri.

I soli e le sole non hanno ideologie
a parte una strana avversione per il numero due
senza nessuna appartenenza, senza pretesti o velleità sociali
senza nessuno a casa a frizionarli con unguenti coniugali.

Ai soli non si addice l'intimità della famiglia
magari solo un po' d'amore quando ne hanno voglia
un attimo di smarrimento, un improvviso senso d'allegria
allenarsi a sorridere per nascondere la fatica
soli, vivere da soli
soli, uomini e donne soli.

I soli si annusano tra loro
sono così bravi a crearsi intorno un senso di mistero
sono gli Humphrey Bogart dell'amore
sono gli ambulanti son gli dèi del caso
i soli sono gli eroi del nuovo mondo coraggioso.

I soli e le sole ormai sono tanti
con quell'aria un po' da saggi, un po' da adolescenti
a volte pieni di energia a volte tristi, fragili e depressi
i soli c’han l'orgoglio di bastare a se stessi.

Ai soli non si addice il quieto vivere sereno
qualche volta è una scelta qualche volta un po' meno
aver bisogno di qualcuno, cercare un po' di compagnia
e poi vivere in due e scoprire che siamo tutti
soli, vivere da soli
soli, uomini e donne soli.

La solitudine non è malinconia
un uomo solo è sempre in buona compagnia.