I dieci telefoni della mia vita.
I dieci telefoni della mia vita.
L’inizio dello spettacolo è duro, più di altre volte. Le danzatrici (come sempre rivestite da Marion Cito di quegli splendidi abiti eleganti che sono una cifra Bausch sul palcoscenico) vengono umiliate e rese vittime dai loro partnermaschili. Usate come bestie da soma o oggetti di uso quotidiano: perché sia ben chiara a tutti la condizione di cieca sopraffazione che è il dato di partenza del racconto. Poi certo scorre la vita, e si ristabiliscono rapporti di più umana uguaglianza, e come sempre saranno le donne, al di là di vendette che sono scherzi crudeli, amostrare di saper governare la situazione. E l’eros può esser metafora dell’intero consorzio umano. I danzatori iniziano il gioco binario delle seduzioni, con gesti che vanno dal corteggiamento sublime all’acqua, che da nutrimento si trasforma in doccia a tradimento. Mentre il respiro dello spettacolo si allarga negli assoli mirabili che spesso prendono il posto delle danze in coppia. Maschi e femmine fanno gruppi separati disponendosi a terra, tutti in fila, stesi, e vivono e trasmettono un risveglio di primavera.Gianfranco Capitta
Violeta Parra
Mi sarebbe piaciuto assistere, con la mia amica, alla performance parigina.