Credevo non fossero più in vendita.
Oggi ne ho viste esposte alcune sulla bancarella di un rigattiere.
Ne ho comperate due.
Erano ancora incellofanate e con il bollino originale della SIAE.
Le ascolterò nell'autoradio, quando sto 3-4 ore in macchina per andare a trovare la mia mamma.
Oggi ne ho viste esposte alcune sulla bancarella di un rigattiere.
Ne ho comperate due.
Erano ancora incellofanate e con il bollino originale della SIAE.
Le ascolterò nell'autoradio, quando sto 3-4 ore in macchina per andare a trovare la mia mamma.

George è suo padre, artista astratto mai riconosciuto, che dopo la morte della figlia amatissima si dedica alla fotografia, scatta immagini con fanciulle adolescenti, a lei molto somiglianti, copiandone le pose e lo stile con un effetto lolita-artie del tutto ignoto al corpo morbido e tormentato di Francesca. Lei è surrealimo, performance, ricerca di un linguaggio che come scrive nel suo diario, riesca a svelare la realtà. Un’altra, quella non evidente del conflitto, del dolore, della ricerca di un’identità che, quando lei esce dal quadro, spalanca sempre un vuoto.
L’arte, e il lavoro duro, senza cedimenti dell’artista, quasi una fede. Così educano i figli, Charlie e Francesca, per loro è normale vederli creare arte. Un giorno il ragazzino grida al padre: perché non sei come gli altri? Perché non vai in ufficio? Il padre andrà a scuola a spiegare cosa fa, nell’America degli anni ’60 non basta a conquistarli, il papà di un bambino pilota di jet è molto più popolare.