lunedì 16 maggio 2011

L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro


1 marzo-San Donato Milanese
Un operaio italiano, T.F., di 43 anni, è rimasto schiacciato dal crollo di un muro all’interno del cantiere edile dove stava lavorando.

5 marzo-Aprilia (Rm)
È caduto da 10 metri di altezza, dal tetto di un capannone industriale, quello dell’ex vetreria Avir. La vittima è un operaio marocchino di 47 anni. Stava montando alcuni pannelli con i colleghi.

5 marzo–Torano (Cs)
Un carabiniere di 29 anni, Stefano Colucci, è morto in un incidente sulla A3 Salerno-Reggio Calabria. L’uomo ha perso il controllo dell’auto ed è finito fuori strada mentre era in servizio.

7 marzo-Pontedera (Pi)
Andrea Bacchellini aveva 28 anni ed è caduto da un’altezza di circa 5 metri. È deceduto subito dopo l’arrivo in ospedale.

7 marzo-Marrubbio (Or)
Trentacinque anni, Orazio Statzu faceva l’operaio in Sardegna. È stato travolto da un frana mentre lavorava all’interno di una galleria.

7 marzo-Porto Marghera (Ve)
Giuseppe Fazio, un operaio di 34 anni, è stato travolto da un camion nel cantiere navale Fincantieri. L’uomo, dipendente di un’azienda in subappalto, è stato investito nel piazzale antistante alla mensa dello stabilimento.

8 marzo-Roveredo in Piano (Pn)
Roberto Pillon, 52 anni, lavorava in un’azienda di costruzioni meccaniche, la Cimolai. Gli sono caduti addosso due pannelli d’acciaio di alcune tonnellate.

8 marzo-Atena Lucana (Sa)
Roberto Vistocco, un imprenditore di 66 anni, è stato colpito da alcuni vetri che sono crollati mentre lavorava nel proprio deposito.

9 marzo-Licata (Ag)
Gaspare Popolo, 37 anni, è deceduto mentre montava un impianto di videosorveglianza in un colorificio. In seguito alla caduta ha riportato un grave trauma cranico.

9 marzo-San Giuliano Milanese
Giacomo Campanini faceva l’artigiano in un cantiere edile, nell’area ex Pirelli. È scivolato cadendo a terra da un’altezza di circa 3 metri. Aveva 77 anni.

9 marzo-Olevano Romano
Un operaio di 45 anni stava lavorando all’interno di un’abitazione in provincia di Roma. È stato travolto da una parete di cemento armato.

9 marzo-Luserna S. Giovanni (To)
Una ragazza di 26 anni, Morena Aglì, è rimasta folgorata in azienda. Stava lavorando vicino a uno strumento in rame per la produzione del formaggio, quando è stata colpita da una scarica elettrica.

9 marzo-Monterubbiano (Ap)
Aveva 69 anni ed era un agricoltore. Mario Felici ha perso la vita sotto il suo trattore che, ribaltandosi, l’ha schiacciato.

11 marzo, Calcinere (Cn)
Un uomo di 47 anni, Daniele Re, è rimasto folgorato da una scarica elettrica di 70mila volt.

11 marzo, Gifflenga (Bi)
Roberto Rossetti, un operaio di 27 anni, è morto a causa di una scossa elettrica, partita da un cavo di media tensione.

17 marzo, Arsiè (Bl)
Ennio Vescovi era impiegato in un’azienda di lavori boschivi. Aveva 38 anni. Durante un’opera di manutenzione, è rimasto schiacciato da un tronco.

17 marzo, Catania
Giovanni Incardona, 62 anni, è caduto dall’impalcatura di un cantiere. Si sospetta anche un caso di malasanità: la famiglia ha presentato un esposto contro l’ospedale Cannizzaro, che aveva il macchinario della tac fuori uso.

18 marzo, Tavernerio (Co)
Stava lavorando in un cantiere edile, quando è caduto in seguito al crollo di un balcone. La vittima si chiamava Raffaele Russo e aveva 67 anni.

18 marzo, Pofi (Fr)
Antonio Gagliardi, 47 anni, era un commerciante ambulante ed era diretto verso un mercato rionale. Una frana di alberi e fango è precipitata sull’A1 e gli ha fatto perdere il controllo del mezzo.

20 marzo, Rocca Canavese (To)
Daniele Bonino, operaio forestale di 47 anni, stava caricando tronchi su un camion, quando è stato travolto da un albero che si è staccato dal verricello.

21 marzo, Cuneo
È morto schiacciato dalle ruote di una betoniera sul posto di lavoro. Ivan Lilliu aveva 35 anni. L’autista che manovrava il mezzo non l’ha visto e l’ha investito.

22 marzo, Borghi (Fc)
Raffaele Bianchi, 32 anni, era un imprenditore edile. È caduto da un’impalcatura di circa 9 metri, dove si trovavano dei pannelli da trasferire in un altro cantiere.

22 marzo, Fermo
Un operaio impegnato in lavori di scavo, si era calato in una buca di circa 5 metri. Il cedimento improvviso di un terrapieno lo ha travolto e sepolto. Si chiamava Dante Clemente e aveva 62 anni.

22 marzo, Palo del Colle (Ba)
Gennaro Franchini, 62 anni, stava montando una tenda su un balcone al secondo piano. Era senza protezione, ha perso l’equilibrio ed è precipitato in strada.

22 marzo, Cerreto Guidi (Fi)
Un imprenditore di 60 anni è morto per il cedimento di un lucernario, mentre stava lavorando nel suo maglificio.

23 marzo, Varallo Pombia (No)
Pietro Mazzotti, 62 anni, è caduto da una gru alta 6 metri nel cantiere edile in cui stava lavorando.

23 marzo, Torino
Antonio Di Napoli, muratore di 55 anni, è morto nel cantiere del grattacielo Intesa-Sanpaolo. È stato colto da malore su una piattaforma a circa 60 metri dal suolo.

24 marzo, Monza
William Locatelli stava guidando una betoniera troppo carica, per conto della sua azienda, la Edilfor. L’operaio bergamasco di 36 anni è rimasto schiacciato dal mezzo.

27 marzo, Campodolcino (So)
Mario Conti, sessantenne di Sondrio e guida alpina, è morto nel corso di un’escursione, precipitando da un dirupo a 2.900 metri d’altezza.

28 marzo, Moso in Passiria (Bz)
Un giovane operaio è caduto da un’impalcatura mentre ristrutturava una parete in provincia di Bolzano. Si chiamava Sebastian Olzer e aveva 21 anni.

29 marzo, Scerni (Ch)
Gianni Giacomucci, 36 anni, ha perso la vita, maciullato da una macchina fresatrice.

29 marzo, Alba Adriatica (Te)
Un muratore di 74 anni, Renato Di Luca, è caduto dall’impalcatura mentre stava riparando gli intonaci della sua abitazione.

29 marzo, Scarnafigi (Cn)
Giacomo Battisti, 73 anni, è rimasto travolto dal suo trattore mentre puliva un fossato.

30 marzo, Albenga (Sv)
Un agricoltore di 78 anni, Nello Losno, è rimasto schiacciato dal proprio trattore. L’incidente è accaduto a Ortovero, nell’entroterra savonese.

30 marzo, Castenaso (Bo)
Un pensionato bolognese di 74 anni, Libero Lipparini, stava trasportando in trattore degli archi per l’allestimento di una serra. I montanti si sono però svincolati dal fermo e hanno travolto l’uomo.

31 marzo, Brione (Bs)
Giacomo Gerardini è rimasto ferito il 5 marzo, mentre raccoglieva legna per l’azienda in cui lavorava, la Olii Scavi. È morto dopo 25 giorni di ricovero in ospedale.

31 marzo, Montemurlo (Po)
Un artigiano di 45 anni, Francesco Apostolico, è caduto dal tetto di un’abitazione, a 5 metri di altezza, a causa del cedimento della copertura.


1-31 marzo 2011 - 37 morti sul lavoro

martedì 10 maggio 2011

The City Limits



Suggerisco di caricarlo dapprima tutto in locale (play + pause + wait loading)
e solo dopo guardarselo in modalità full-screen (e con scaling off).


Video di Dominic Boudreault.
Musica di Hans Zimmer.

domenica 8 maggio 2011

Summer pasture

Tra poesia e antiche tradizioni, nuove e vecchie sfide, passate e incombenti tragedie si è concluso ieri a Trento il 59mo Festival del Cinema di Montagna. Onore al meritato vincitore, lo splendido docufilm Usa Summer Pasture di Walter Nelson e True Lynn, dedicato ad una giovane famiglia di pastori tibetani posti di fronte al dilemma se proseguire, tra mille difficoltà, la tradizione nomade, o rassegnarsi alla modernità, tra molte, ma probabilmente non abbastanza, comodità.

Il trailer qui sotto.


sabato 7 maggio 2011

Ad un'amica



C'è una donna che qualche volta mi scrive.
E quello che mi dice mi rasserena.
A 18 anni ero sicuro che entro i miei 35 saremmo stati insieme.
Adesso, dopo altri 18, sono felice di essere ancora "in corrispondenza" con lei.
È saggia.
Sono felice di non averla persa.

giovedì 5 maggio 2011

Ideali illuministi in formato digitale

Tutte le novità che riguardano la rete, i nuovi programmi, i nuovi siti-web, implicano una attenzione proporzionale alla velocità travolgente nella quale si succedono le une alle altre: basti pensare che nel 1998 non c’era Google, nel 2004 non c’era Facebook, nel 2006 non c’era Twitter. A questo proposito sono di speciale interesse le tesi espresse da Siva Vaidhyanathan nel suo libro più recente, The Googlization of Everything (La googlizzazione di ogni cosa), in cui Google viene attaccato perché, dietro la sua immagine di «onnisciente, onnipotente e onnipresente» nonché apparentemente disinteressato, fa soldi a palate, grazie a forme occulte di pubblicità e vendite altrettanto occulte di informazioni sulle preferenze e i gusti dei suoi utenti googlizzati.

I protagonisti del processo
Questo il contesto in cui cadono le significative reazioni di un grande studioso come Robert Darnton alla recente sentenza (23 marzo) del giudice Denny Chin, che ha dichiarato nullo l’accordo a suo tempo raggiunto, dopo lunghi negoziati, fra Google e la società americana degli autori (Authors Guild) e quella degli editori (American Publishers), per la cessione a Google dei diritti di riproduzione elettronica dei loro libri. La posta in gioco riguarda il futuro del libro, della scrittura e della lettura e investe la domanda posta, per esempio, da Kevin Kelly in un articolo del 2006 sul «New York Times Magazine»: «Cosa succederà quando tutti i libri del mondo diventeranno una singola fabbrica liquida di parole e idee interconnesse?». Come molti sanno, per averne usato i servizi, Google ha cominciato già da qualche anno a digitalizzare i libri di molte biblioteche e a mettere a disposizione dei navigatori della rete alcuni brani estratti da quei libri, non naturalmente l’intero testo. Nel 2005 autori e editori mossero un’azione legale contro Google, per violazione del diritto d’autore. Nel 2008 fu raggiunto un primo accordo, seguito nel 2009, a causa di molte proteste, da un nuovo accordo emendato. È quest’ultimo testo a essere stato respinto dal giudice Chin dopo una lunga battaglia legale (le parcelle degli avvocati delle due parti sono arrivate alla considerevole somma di 45 milioni di dollari). Il giudice Chin, nato a Hong Kong, emigrato negli Stati Uniti nel 1956 all’età di due anni, nominato dal presidente Obama giudice della corte d’appello federale, unico americano di origine asiatica a ricoprire una così alta posizione, ha pazientemente ascoltato le parti e alla fine ha dichiarato nullo l’accordo, con una decisione che, naturalmente, non è per ora definitiva. Lo storico Robert Darnton, notissimo anche da noi per i suoi studi sull’illuminismo francese e sulla storia del libro e della lettura, ha insegnato per anni a Princeton, ora è direttore della biblioteca Widener di Harvard ed è l’ideatore e il responsabile dal 1999 del Gutenberg- e Program, che pubblica in rete opere accademiche di alta qualità, cercando così di aiutare le case editrici universitarie a uscire dalla crisi finanziaria che le tormenta. Da anni Darnton segue con attenzione gli sviluppi della rete e le conseguenze che possono avere sul mercato librario. Nell’autunno del 2010, in occasione di un convegno a Harvard, ha pronunciato un discorso (pubblicato sulla «New York Review of Books» il 28 ottobre) in cui ha lanciato la proposta di creare una «Biblioteca digitale nazionale americana » (Dpla), con lo scopo di «rendere liberamente accessibile il patrimonio culturale di questo paese a tutti i suoi cittadini». Nel lanciare la sua proposta Darnton si è ispirato apertamente all’ideale illuministico della «repubblica delle lettere», all’esempio dell’Encyclopédie e di Voltaire («Do ilmio consenso a che qualsiasi libraio ripubblichi le mie sciocchezze, siano esse vere o false, a suo rischio, pericolo e profitto »), nonché ai principi sostenuti dai padri fondatori della repubblica americana (Thomas Jefferson: «Il sapere è proprietà comune di tutta l’umanità»). Il suo progetto ha molteplici obiettivi: quello di creare una coalizione di biblioteche disposte amettere in comune i loro depositi librari, quello di chiedere a un’associazione di fondazioni, università e altre organizzazioni nonprofit di fornire i mezzi finanziari necessari, quello di costituire un organismo centrale che coordini il progetto, stabilisca criteri, norme e formati comuni. Darnton ha in mente i numerosi progetti simili che sono in discussione in molti paesi, sia sviluppati sia emergenti. (In Italia mi pare che siamo come al solito al rimorchio - a parte le coraggiose prese di posizione degli autori Wu Ming).

I vantaggi del progetto
L’atteggiamento di Darnton verso il progetto di digitalizzazione di Google non è stato mai ostile, anche se ha sempre avvertito come rischioso, per un paese come l’America, dove pure abbondano le imprese monopolistiche o i duopoli come quello Microsoft- Apple, affidare un’operazione così importante a una società privata. La sua reazione alla sentenza del giudice Chin è in parte di soddisfazione in parte di delusione. Il progetto Google Book Search, secondo lui, offre indubbi vantaggi: libero accesso almeno sui terminali di una biblioteca pubblica, accorgimenti speciali per i non-vedenti e accesso agli archivi di Google per ricerche di particolare impegno e ampiezza. Lo svantaggio principale sta nel suo impianto commerciale. Google ha chiesto alle biblioteche di fornire i loro libri gratuitamente (non del tutto, per la verità: Google si è fatto carico della digitalizzazionema le biblioteche hanno dovuto affrontare i costi delle transazioni: Harvard, per esempio, ha pagato quasi due milioni di dollari per rendere disponibili 850.000 volumi di dominio pubblico). Le biblioteche, inoltre, dovrebbero successivamente ottenere l’accesso a quegli ebook sottoscrivendo un abbonamento, il cui ammontare, secondo l’ultimo accordo, dovrebbe essere fissato da una commissione apposita - il Books Rights Registry - in cui verrebbero rappresentati anche editori e autori, chiaramente interessati a fissare un prezzo alto. L’accordo prevede una spartizione degli utili del 37 per cento a Google e del 63 per cento a autori e editori. Nella stesura di questi accordi, fa notare Darnton: «nessuno rappresenta l’interesse pubblico» e «non è prevista nessuna autorità pubblica chiamata a monitorare delle operazioni che con tutta probabilità sono destinate a determinare il destino del libro per molti anni a venire nel futuro digitale».

Quando la lingua non è l’inglese
Il giudice Chin non ha affrontato, nella sua sentenza, gli aspetti commerciali dell’accordo e si è invece concentrato sulla minaccia in esso presente di porre dei freni molto pesanti alla concorrenza. Inoltre, ha basato il suo giudizio negativo, fra gli altri, su due problemi: innanzi tutto quello dei libri «orfani», quelli per i quali non è stato possibile identificare i proprietari del copyright (circa 5milioni, in gran parte pubblicati fra il 1923 e il 1964). Il giudice non ha ritenuto sufficiente una norma dell’accordo che prevede un possibile rimborso per chi, autore o editore, si facesse avanti, senza possibilità comunque di risarcimento legale. Il secondo problema riguarda la scarsa rappresentatività della Società degli autori (8000 membri, quando gli autori di libri in America superano probabilmente le 100.000 unità, ivi compresi autori di studi accademici, i quali non hanno di solito immediati interessi commerciali e semmai tendono a vedere con favore che un loro libro circoli anche in forma digitale). A questo punto del suo ragionamento Darnton si domanda: visti imolti difetti dell’accordo segnalati dal giudice, dobbiamo augurarci che esso non venga ulteriormente corretto e venga invece affossato? E risponde: «Ciò comporterebbe la rinuncia amolti aspetti positivi del progetto. Per preservare i suoi vantaggi e evitare i suoi difetti vale la proposta che io e altri abbiamo avanzato di creare una Digital Public Library of America». A sostegno di questa proposta Darnton porta l’esempio del lavoro avviato, per creare una biblioteca nazionale digitale, in Norvegia e in Olanda. Sono iniziative che «hanno l’appoggio dello Stato e si propongono di digitalizzare libri protetti dal copyright, compresi quelli correntemente disponibili, sulla base di accordi collettivi - non gli strumenti legalistici pensati da Google e dai suoi associati,ma accordi volontari che concilino gli interessi di autori e editori proprietari dei diritti con quelli dei lettori che vogliono avere accesso a tutto ciò che è pubblicato nella lingua nazionale». Darnton sa bene, tuttavia, che il numero di libri pubblicati in norvegese o in olandese non può essere paragonato a quelli in inglese e che la soluzione per questi ultimi va concordata con molti paesi, dunque il risultato è che rimane assai complicata.

Un unico database europeo
Forse un modello migliore può essere offerto, per un paese grande come gli Stati Uniti, dal progetto di digitalizzazione pan-europea che è attualmente in discussione presso gli organi comunitari: si chiama Europeana e ha sede all’Aja. Anziché creare una sua propria enorme collezione di libri elettronici, Europeana prevede di funzionare come aggregazione di aggregatori: le singole biblioteche dovrebbero digitalizzare il materiale librario in loro possesso, una serie di centri nazionali o regionali dovrebbero integrarle in un database centrale, quindi Europeana dovrebbe trasformare quei database in un unico database europeo. I singoli utenti, alla ricerca di un libro, manderebbero la richiesta a Europeana e automaticamente, senza passaggi ulteriori, verrebbero rinviati alla biblioteca che possiede il libro richiesto.

(Remo Ceserani)

mercoledì 4 maggio 2011

Waterboarding



Panetta (direttore della CIA) ha ammesso che nella raccolta delle informazioni necessarie a trovare bin Laden sono stati anche usati metodi di interrogatorio violento e waterboarding.


  • BRIAN WILLIAMS: Can you confirm that it was as a result of water boarding that we learned what we needed to learn to go after Bin Laden?
  • LEON PANETTA: Brian, in the intelligence business you work from a lot of sources of information and that was true here… It's a little difficult to say it was due just to one source of information that we got… I think some of the detainees clearly were, you know, they used these enhanced interrogation techniques against some of these detainees. But I'm also saying that, you know, the debate about whether we would have gotten the same information through other approaches I think is always going to be an open question.
  • BRIAN WILLIAMS: So finer point, one final time, enhanced interrogation techniques -- which has always been kind of a handy euphemism in these post-9/11 years -- that includes water boarding?
  • LEON PANETTA: That's correct.