domenica 29 novembre 2009

È un miracolo





Io son sicuro che quelli che l'hanno costruita dopo
si sono messi a guardarla da qui.
Proprio dove sono io.
Sono stati bravissimi.
È un miracolo !
Io brindo a te Chiesa dei Miracoli.
 

Paolo e Vittorio Taviani
Good Morning Babilonia
1987

venerdì 27 novembre 2009

Forse un uomo

Il 30 Novembre del 1786 per la prima volta al mondo il Granduca di Toscana abolì la pena di morte. Per questo motivo dal 2001 la Regione Toscana ha istituito la Festa della Toscana il 30 novembre di ogni anno.

Nell'ambito della Festa della Toscana ieri sera ho partecipato al teatro Verdi di Pisa alla prima assoluta della presentazione del nuovo album "Forse un uomo" scritto da Sandro Luporini, cantato da Giulio Agnello e con musiche di Meme Lucarelli.

Questo album, che uscirà sul mercato discografico il prossimo gennaio con etichetta Warner, segna il ritorno di Luporini alla canzone dopo il black-out seguito alla morte di Gaber. E si tratta di un ritorno in musica e non solo testo come era ai tempi del Teatro della  Canzone. L'album, composto da 12 canzoni, è nato,
tra Sandro e Giulio, al Lampione Giallo in via dei Tigli a Viareggio. Ed è un album di canzoni d'amore: Luporini vi è tornato dopo la sua ultima esperienza del 1986 con "Parlami d'amore Mariu".

Come al solito ho scritto sulla moleskine i versi che più mi hanno colpito delle canzoni ascoltate (aspettando gennaio quando acquisterò il CD e potrò avere i testi completi).

Questo mondo
    Il tutto è falso
    Il falso è tutto.


Io che non ho mai amato nessuno

Difficoltà d'amare
    Amica mia non so ancora se ti amo o ti ho preso per il culo

...
    Se un odore inconfondibile restasse sulla pelle di una donna innamorata,
    allora forse capiremmo la vita.


Esperienza dell'assenza
    [ parte anonima e si configura come una rumba/flamenco ]
    Senza memoria un uomo che cos'è?

Il letto
    [ recitata e perciò simile a quelle del Teatro della Canzone ]
    [ la canzone più bella secondo me e anche secondo Luporini stesso ]
    [ mi è tornato in mente l'asciugamano da usare
      dopo aver fatto l'amore sul letto ]

Ipotesi per Maria
    Se un uomo è fedele diventa immortale

Imperdonabile idiozia
    [ nata alla  rovescia: per la prima volta Luporini ha scritto le parole
      solo dopo aver ascoltato la musica ]

Ma il dolore
    D'amore non si muore
    Alla fine di un amore la paura di soffrire diventa assai più forte del dolore
    Il dolore amico più sincero se vuoi riuscire a crescere davvero
    Il dolore è la cosa più giusta per non avere bisogno dell'analista


...
    [ utilizza la chitarra battente in uso fin dal '600 ma adesso poco usata,
      a parte Pino Daniele in una sua canzone ]
    Ho visto alcuni bambini andare a scuola con la pistola
    Stuprare corpo di bambina
    Tarlo che corrode da dentro


Alla fine dello spettacolo applausi meritatissimi per lunghi lunghi minuti. Peccato non ci fosse Luporini a goderseli, bloccato a casa per una convalescenza.



Durante la presentazione del nuovo album Giulio Agnello ha anche presentato alcuni classici di Luporini/Gaber. Tra questi anche "Dilemma". La più bella canzone scritta sul rapporto di coppia (l'ha detto Michele Serra, non io!).



In una spiaggia poco serena
camminavano un uomo e una donna
e su di loro la vasta ombra di un dilemma.
L'uomo era forse più audace
più stupido e conquistatore
la donna aveva perdonato, non senza dolore.
Il dilemma era quello di sempre
un dilemma elementare
se aveva o non aveva senso il loro amore.

In una casa a picco sul mare
vivevano un uomo e una donna
e su di loro la vasta ombra di un dilemma.
L'uomo è un animale quieto
se vive nella sua tana
la donna non si sa se ingannevole o divina.
Il dilemma rappresenta
l'equilibrio delle forze in campo
perché l'amore e il litigio sono le forme del nostro tempo.

Il loro amore moriva
come quello di tutti
come una cosa normale e ricorrente
perché morire e far morire
è un'antica usanza
che suole aver la gente.

Lui parlava quasi sempre
di speranza e di paura
come l'essenza della sua immagine futura.
E coltivava la sua smania
e cercava la verità
lei l'ascoltava in silenzio, lei forse ce l'aveva già.
Anche lui curiosamente
come tutti era nato da un ventre
ma purtroppo non se lo ricorda o non lo sa.

In un giorno di primavera
quando lei non lo guardava
lui rincorse lo sguardo di una fanciulla nuova.
E ancora oggi non si sa
se era innocente come un animale
o se era come instupidito dalla vanità.
Ma stranamente lei si chiese
se non fosse un'altra volta il caso
di amare e di restar fedele al proprio sposo.

Il loro amore moriva
come quello di tutti
con le parole che ognuno sa a memoria
sapevan piangere e soffrire
ma senza dar la colpa
all'epoca o alla Storia.

Questa voglia di non lasciarsi
è difficile da giudicare
non si sa se è cosa vecchia o se fa piacere.
Ai momenti di abbandono
alternavano le fatiche
con la gran tenacia che è propria delle cose antiche.
E questo è il sunto di questa storia
per altro senza importanza
che si potrebbe chiamare appunto resistenza.

Forse il ricordo di quel Maggio
gli insegnò anche nel fallire
il senso del rigore, il culto del coraggio.
E rifiutarono decisamente
le nostre idee di libertà in amore
a questa scelta non si seppero adattare.
Non so se dire a questa nostra scelta
o a questa nostra nuova sorte
so soltanto che loro si diedero la morte.

Il loro amore moriva
come quello di tutti
non per una cosa astratta
come la famiglia
loro scelsero la morte
per una cosa vera
come la famiglia.

Io ci vorrei vedere più chiaro
rivisitare il loro percorso
le coraggiose battaglie che avevano vinto e perso.
Vorrei riuscire a penetrare
nel mistero di un uomo e una donna
nell'immenso labirinto di quel dilemma.
Forse quel gesto disperato
potrebbe anche rivelare
come il segno di qualcosa che stiamo per capire.

Il loro amore moriva
come quello di tutti
come una cosa normale e ricorrente
perché morire e far morire
è un'antica usanza
che suole avere la gente.

martedì 24 novembre 2009

Quando sarò capace di amare


Ieri una persona mi ha regalato questa canzone.
E ha toccato corde profonde.





Quando sarò capace d'amare
probabilmente non avrò bisogno
di assassinare in segreto mio padre
né di far l'amore con mia madre in sogno.

Quando sarò capace d'amare
con la mia donna non avrò nemmeno
la prepotenza e la fragilità
di un uomo bambino.

Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che ci sia davvero
che non affolli la mia esistenza
ma non mi stia lontana neanche col pensiero.

Vorrò una donna che se io accarezzo
una poltrona, un libro o una rosa
lei avrebbe voglia di essere solo
quella cosa.

Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.

Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando io ragiono
ma come quando respiro.

Quando sarò capace d'amare
farò l'amore come mi viene
senza la smania di dimostrare
senza chiedere mai se siamo stati bene.

E nel silenzio delle notti
con gli occhi stanchi e l'animo gioioso
percepire che anche il sonno è vita
e non riposo.

Quando sarò capace d'amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse alcun appuntamento
col dovere

un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale come un fiume
che fa il suo corso.

Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.

Così vorrei amare.

(Gaber, Luporini)

domenica 22 novembre 2009

Coccole


Oggi estremo bisogno di coccole.

Quelle sonore me le sono rubate dal
blog di Marilicia ascoltandomi Closest Thing to Crazy di Katie Melua. Questa canzone è taumaturgica per me.





Quelle gastronomiche me le sono create a pranzo con un piatto di pasta al radicchio rosso e, dopo pranzo, cucinandomi un superbo castagnaccio.




Quelle di cuore gustandomi "Al di là dei sogni" con Robin Williams.
E scommetto che il film sarebbe piaciuto anche alla mia amica talpa.



sabato 21 novembre 2009

C'è un lupo nel parco



Oggi ho partecipato, con altre 50 persone, a una camminata attraverso il parco di San Rossore. Eravamo accompagnate da due guide del parco che ci illustravano gli aspetti naturalistici del paro. E lungo la lunga passeggiata (due ore e mezza) ci sono state alcune soste durante le quali abbiamo assistito alla rappresentazione teatrale (nel bosco!) di alcune pagine tratte da "Lettere a un lupo" di Giuliano Scabia. Le attrici facevano parte del progetto (finanziato dall'Unione Europea) "Le storie e i prodotti del parco". L'occasione di questo particolare excursus artistico è infatti l'avvistamento nei confini del Parco di un esemplare di lupo maschio. Esso è un esemplare probabilmente sceso dalla Val di Cecina. Sembra aver trovato a San Rossore un habitat favorevole tanto che, a parte alcune scorribande fino alla pineta di Migliarino, che raggiunge attraversando a nuoto il Serchio, la sua presenza nella ex-tenuta presidenziale è costante. Alla fine del trekking abbiamo pranzato alla Villa la Sterpaia dove abbiamo gustato una ottima zuppa alla pisana e una serie infinita (ne ho contati almeno 8 diversi) di salumi, uno più buono dell'altro.

Dal punto di vista naturalistico ho imparato tante cose. Per esempio il fatto che i picchi (simbolo dello stemma del parco) inizialmente insettivori hanno poi cominciato ad apprezzare i semi e in particolare i pinoli. Qando le pigne cadendo per terra si rompono, fanno uscire i pinoli che poi però si interrano dato che il terreno è sabbioso. I picchi raccolgono i pinoli ma non riescono a romperne il guscio sul terreno soffice. Allora fanno un buco sulla corteccia del pino e vi infilano ben bene il pinolo. E poi fanno un altro buco immediatamente sopra il primo e rompono il pinolo con il becco e lo raccolgono senza buccia dal secondo buco. Quando poi però rifanno la stessa cosa con il prossimo pinolo non riusano i due vecchi fori, ma ne fanno di nuovi. Il risultato di tutto ciò è che su molti pini ci sono "mitragliate" di fori lungo la corteccia.

Dal punto di vista storico ho finalmente capito perché all'interno del parco, vicino all'ingresso, c'è un enorme rotonda circolare erbosa intorno a cui gira la strada. Mi era sempre sembrata senza senso quell'enorme rotonda di cui non capivo il senso. Solo oggi ho scoperto che all'interno di quella enorme rotonda c'era la residenza reale che, come quasi tutti gli altri edifici del parco, furono minati alle fondamenta e fatti saltare dai tedeschi durante a IIª guerra mondiale. Ecco perché non c'è quasi nessuno edificio storico sopravvissuto. Eppure ce ne erano moltissimi dal tempo dei Lorena in poi.

Dal punto di vista cinematografico, una delle varie soste teatrali durante il trekking è stata in una radura dove i Taviani girarono una scena d'amore di "Good Morning Babilonia". Io ho sempre amato moltissimo quel film dei Taviani che non è mai ritrasmesso in TV o nei cineforum e di cui non esiste una versione su DVD. Una delle scene più belle di quel film è la scena iniziale dove i due protagonisti lavorano sulla facciata di una basilica pisana. Ne ho parlato con alcune persone conosciute durante il trekking e queste mi hanno indirizzato ad un negozietto dove avrei forse potuto finalmente trovare il film che tanto cercavo. E infatti oggi pomeriggio ho fatto un giro down-town, ho scoperto il negozietto e alla fine della prossima settimana finalmente otterrò una copia del tanto agognato film.



Il terreno era pieno di funghi.
In cielo volavano molti aironi che poi si posavano sui rami alti degli alberi.
Nelle zone umide c'erano tantissime libellule.
Per terra abbiamo visto orme di daini e cinghiali.
Lungo i canali diversi rovi tra cui anche la famosa pianta dell'inchiostro.
Ma alla fine... il lupo non si è visto.

È stata una bella giornata.

mercoledì 18 novembre 2009

Appelsinpiken





Due giorni fa, il 17 novembre, ho terminato di leggere La ragazza delle arance di Jostein Gaarder. E questa non è una data casuale perché proprio in questa data, nella quart'ultima pagina del libro, il protagonista risponde ad una domanda fondamentale. Sarà un caso che anche io ho teminato di leggerlo in quella data?

Ma non voglio svelare nulla. Anche perché c'è ben poco da svelare. Questo è uno dei libri più letti dal popolo di aNobii: 1600 in Italia l'hanno letto, 1000 l'hanno votato con un voto medio di 3/4 e ben 250 hanno espresso il loro dettagliato commento (clicca sull'immagine qui a fianco).


E poi ho scoperto che in Norvegia a febbraio è pure uscito un film tratto da questo libro (il trailer originale qui sotto).



A me il libro è piaciuto moltissimo. È il secondo miglior libro che abbia letto quest'anno (superato solo da In viaggio contromano di Michael Zaadorian). Quindi, come mio costume, vado a citare alcuni dei passaggi che più mi hanno colpito.
Scrisse la storia della "Ragazza delle arance" affinché la leggessi una volta che fossi grande abbastanza da poterla capire. Scrisse una lettera per il futuro.

Non credevo mi avesse notato, ma improvvisamente alzò lo sguardo dal libro che stava leggendo e mi guardò dritto negli occhi. Così mi colse con le mani nel sacco, perché capì che era da un po' che la stavo contemplando. Mi fece un sorriso pieno di calore, e quel sorriso, Georg, avrebbe potuto sciogliere il mondo intero, perché se il mondo l'avesse visto avrebbe avuto la forza di fermare tutte le guerre e tutte le inimicizie del pianeta, o almeno di interrompere per lungo tempo l'uso delle armi.

Mi viene da pensare ad un verso del poeta danese Piet hein: "Coloro che non sanno vivere ora non vivranno mai. Tu cosa fai?".

"E presto le campane annunceranno il Natale", dico. "Non è vero? Tu non puoi restare in città dopo il rintocco delle campane". A questo non risponde, mi stringe soltanto la mano, con forza e tenerezza, come se stessimo fluttuando con leggerezza per lo spazio, come se ci fossimo ubriacati di latte intergalattico e avessimo l'universo intero per noi.

Girai la cartolina. Il timbro era di Siviglia, e c'era scritto semplicemente: "Ti penso. Riesci ad aspettare ancora un po'?".

Ero eccitato, il cuore si mise a produrre in quantità eccessive delle sostanze che noi medici chiamiamo endorfine. Esiste un termine per questo stato quasi morboso di esaltazione. Si dice che il paziente è euforico. Era in questo stato che mi trovavo ora.

Certe volte nella vita dobbiamo essere capaci di sopportare la nostalgia.

Probabilmente non esiste nessuna intimità  che possa competere con due sguardi che si incontrano con fermezza e decisione e che semplicemente rifiutano di lasciar la presa.

Noi siamo questo universo, noi. Forse il nostro sviluppo non è ancora completo. Lo sviluppo fisico dell'uomo doveva ovviamente avvenire prima di quello psichico. E forse la natura fisica di questo universo è solo una cosa esteriore, il materiale necessario per l'autocomprensione del cosmo.

martedì 17 novembre 2009

Qui la banca mondiale



Secondo me la Ziche ha disegnato questa vignetta quando ha intercettato questo scambio di SMS tra me e la mia banca.


Da: Banca Mondiale
A: Guerreronegro
Data: 28/08/2009 07:14
Qui la banca mondiale. Dai nostri tabulati risulta un conto da Lei mai toccato. L'importo equivale ad una vita d'amore. La preghiamo di volerne disporre al più presto.


Da: Guerreronegro
A: Banca Mondiale
Data: 28/08/2009 07:33
Cara Banca Mondiale avevo provato in passato a movimentare il mio conto, ma con scarso successo. Sono contento che mi informiate che il conto non si sia prosciugato e che io possa ancora disporne. Sono diventato adesso estremamente timoroso nel maneggiare quella valuta. Non vorrei lasciarla lì ad avvizzire. Ma non voglio neppure ustionarmi tutto il corpo come questa ultima volta che ho ancora le cicatrici aperte che mi bruciano e mi fanno piangere.


Da: Banca Mondiale
A: Guerreronegro
Data: 28/08/2009 08:33
Carissimo cliente negli anni abbiamo sempre onorato le donazioni che lei ha voluto fare. Ora volevamo invitarla ad usufruire personalmente del capitale. Solo tramite l'utilizzo personale si ottengono dei profitti dal capitale. Le donazioni invece tendono a prosciugare il conto. Per quanto riguarda il nostro settore giardino ci teniamo a farle presente che i semi piantati hanno sì bisogno di venire innaffiati, ma per favore non con acqua salata!